Da 28 anni in Croce Rossa sento parlare di riordini, riforme, cambiamenti e, in quest’ultimo periodo, di privatizzazione. Sarà questo un importante passaggio,
atteso da chi vede in
questo rinnovo di
configurazione territoriale
e di riorganizzazione della
gestione dei volontari
l’occasione per indirizzare
la Croce Rossa Italiana
verso una struttura più
snella ed efficiente.
L’attesa è però snervante e
faticosa, lo comprendo.
L’incertezza sulle modalità
e sulla nuova veste
giuridica della futura Croce
Rossa Italiana crea
comprensibili diffidenze e
malumori che possono ridurre
la capacità progettuale e
d’investimento nel futuro e
rendere più difficile
impegnarsi in attività di
più largo respiro.
Non ho risposte alle tante
domande e dubbi che spesso
mi vengono presentate;
sinceramente posso solo
ipotizzare che cosa
succederà e neanche in
quanto tempo. Mi dispiace,
ma anch’io, come tutti,
aspetto le decisioni del
Consiglio dei Ministri e dei
due rami del Parlamento.
Non credo però che questa
attesa ci debba vincolare e
limitare.
Ho, anzi, una certezza:
pubblico o privato che sia,
comunque l’obiettivo ultimo
del nostro essere volontari
in Croce Rossa non cambia.
Così come pensata da Cesare
Castiglioni proprio a Milano
nel 1864, coniugando le
istanze di medicina sociale
professate
dall’associazionismo medico
della seconda metà
dell’ottocento e le geniali
intuizioni umanitarie,
universalistiche e pacifiste
di Henry Dunant nostro
fondatore, la Croce Rossa
Italiana a Milano
continuerà, nonostante
tutto, ad adoperarsi
nell’ambito della
vulnerabilità economica,
sanitaria e sociale,
salvando le vite umane,
proteggendone i mezzi di
sostentamento,
favorendo uno stile di vita
sano e sicuro,
promuovendo l’inclusione
sociale e una cultura della
non violenza e della pace.
Qualunque sarà la nostra
veste giuridica, il nostro
voler essere prossimi ai più
vulnerabili della città
rimarrà immodificato. Così
come non cambierà il nostro
essere parte del Movimento
Internazionale di Croce
Rossa e Mezzaluna Rossa e la
nostra fedele adesione ai 7
Principi Fondamentali di
Umanità, Imparzialità,
Neutralità, Indipendenza,
Volontariato, Unità,
Universalità.
Potrà cambiare il
contenitore giuridico della
nostra Associazione,
ponendoci peraltro allo
stesso livello delle altre
organizzazioni di
volontariato, ma nulla di
più. Non c’è niente da
inventare. Certo qualcuno ha
già sollevato la giusta
preoccupazione di un calo
motivazionale. Ma le
motivazioni del nostro
impegno le continueremo a
trovare nella nostra storia,
in ciò che abbiamo
realizzato in questi anni,
nella realtà che ci circonda
e che ci chiede aiuto ma,
soprattutto, dovremo
continuare a cercale in noi
stessi. E’ questa la chiave
di volta. Nessun altro, se
non noi, può darci lo
stimolo per andare avanti.
L’Associazione, talvolta con
difficoltà, può cercare di
facilitare, organizzare e
dare un senso d’insieme al
nostro desiderio di
volontariato ma poi… tutto
parte dal nostro cuore, dal
desiderio di essere vicini a
chi ha bisogno e di voler
migliorare la realtà che ci
circonda, atti che solo la
bellezza di un atto
spontaneo di donazione può
realizzare. E per continuare
a far ciò ci vuole la
dedizione e l’infinita
disponibilità propositiva e
positiva che ho sempre visto
in ognuno di voi e che, sono
sicuro, vi accompagnerà
ancora indipendentemente
dall’essere pubblici o
privati.
L’incertezza del
cambiamento, i dubbi e le
perplessità non ci dovranno
fermare. Non ce lo possiamo
permettere, è un lusso che
chi ha ora bisogno d’aiuto
non ci consente di avere.
C’è bisogno dell’impegno di
ognuno di noi per mettere,
prima di tutto, al centro
della nostra attenzione i
problemi delle persone e
delle famiglie vulnerabili.
Non ho la sfera di cristallo
e non saprei dire che cosa
ci riserverà il 2012, ma
sostanzialmente non è la
cosa che più mi interessa.
Le mie principali
preoccupazioni anche per
quest’anno saranno le
quotidiane urgenze
umanitarie, le continue
richieste di aiuto che ci
arriveranno e il desiderio
di dare comunque una
risposta offrendo, pur nella
difficoltà di bilanci
risicati, i migliori
supporti operativi perché i
volontari e dipendenti
riescano a svolgere al
meglio la loro attività.
La mia attenzione
sarà rivolta alla
prosecuzione della
riorganizzazione del
Comitato Locale di Milano in
aree di attività,
nell’ottica del superamento
delle divisioni per
componenti, nonché nel
predisporre una prossima
verosimile riorganizzazione
amministrativa e funzionale
del Comitato stesso per non
giungere impreparati alla
futura nuova veste giuridica
dell’Associazione.
Sono sicuro che forti di
grandi motivazioni tutti
insieme, Commissari di
Componente, Delegati d’Area,
Funzionario Amministrativo,
dipendenti e tutti noi
volontari, continueremo
l’eccellente e impagabile
lavoro umanitario che ci ha
sempre consentito di essere
la più grande e benemerita
associazione di volontariato
milanese.
La mia speranza è che il
2012 ci consenta di poter
svolgere serenamente il
nostro lavoro per continuare
a vedere un sorriso e una
luce di speranza negli occhi
di chi ci chiede aiuto.
A voi tutti un
ringraziamento e l’augurio
di un sereno 2012.
Il Commissario
Milano, 1 gennaio 2012