NUMERO CENTRALINO
02.3883
CRI Comitato Provinciale di Milano

Pubblicato il 4 - Gen - 2015

Arrivano.
Il volontario all'esterno apre la porta vetrata e i primi entrano nel corridoio.
Welcome
Sono giovani, con giacconi scuri e cappelli di lana; seguono il cordone umano dei volontari lungo il corridoio fino a due camerate predisposte con le panche.
I primi non sembrano molto affaticati, forse durante il viaggio da Gallipoli son riusciti almeno un po' a riposare.
Welcome, welcome
Entrano in fila indiana, in silenzio.
Sono tranquilli e con l'abbigliamento in ordine; su diversi giacconi sono evidenti i segni della salsedine; una piccola minoranza ha una borsa o un trolley, gli altri solo quello che indossano.
Welcome, welcome, benvenuto, ciao
Qualcuno sorride, tutti ricambiano il saluto.
Happy New Year
Fa un certo effetto sentirselo dire alle cinque del mattina da un ragazzo siriano al suo arrivo nel Centro Accoglienza, ma ricambiamo gli auguri sorridendo.
Ne saranno entrati già alcune decine quando compare la prima donna che tiene un bambino per mano, ed è una fitta alla gola.
Avanza più lenta, sembra un po' spaesata o forse è solo preoccupata di capire dove sta conducendo suo figlio.
Welcome
Risponde al saluto solo con un breve sguardo e procede verso la camerata.
I bambini si guardano intorno con curiosità e senza timore.
Ciao, ciao
Sono tutti con una donna, spesso la tengono per mano, tranne uno che arriva mano nella mano con suo papà.
Adesso il corridoio è pieno di profughi; ad uno ad uno entrano nelle camerate e prendono posto; dietro di loro i volontari che hanno operato all'esterno nel gelo della notte di Capodanno.
Le camerate sono calde ma appena sufficienti a contenerli seduti, ci vorrà ancora un po' di pazienza prima che possano distendersi e riposarsi; alcuni qui, gli altri nei Centri di accoglienza della Lombardia dove devono essere smistati.
Tra le due camerate sono presenti i servizi, su un tavolo all'ingresso carta igienica e asciugamani di carta.
Abbiamo circa duecento bottigliette d'acqua che distribuiamo, non tutti però hanno sete.
Più tardi un profugo mi racconterà che negli otto giorni sulla Blue Sky l'unica acqua disponibile era gialla, tenuta in contenitori senza coperchio, ma non c'era scelta.
Karim inizia il suo paziente lavoro di comunicazione in arabo, invitando a farsi avanti gli uomini senza famiglia al seguito: il pullman è pronto e condurrà undici di loro nel Centro Accoglienza di Monza.
È la volta delle famiglie, delle donne e dei bambini che vengono invitati a spostarsi nella camerata di fronte predisposta con le brande.
Si muovono in gruppi di quattro, cinque o più fino a riempire tutte le brande dove possono finalmente distendersi.
Lo smistamento procede e i pullman caricano i gruppi per Lecco, Sondrio, Mantova; chiediamo agli ultimi presenti nella prima camerata di raggiungere gli altri di fronte e possiamo smontare le panche e predisporre le ultime brande per chi si ferma a Milano.
Un profugo mi chiede quando potrà mangiare e riposare: deve avere ancora pazienza, fino al Centro di Accoglienza assegnato.
Mi mostra le foto della nave e della loro sistemazione, ottocento persone distese una di fianco all'altra nella stiva.
Vuole arrivare in Germania dove ha dei "relatives" mentre il suo amico deve andare in Svezia.
Quando mezz'ora dopo il loro gruppo si prepara a raggiungere il pullman escono dalla fila e mi vengono a salutare e a stringere la mano.
Che possiate ritrovare i vostri cari e tutto quello che la guerra vi ha rubato.
Welcome                                                                           Francesco d'Amico