NUMERO CENTRALINO
02.3883
CRI Comitato Provinciale di Milano

Pubblicato il 29 - Giu - 2016

 

“Quando si perde il lavoro ad un passo dalla pensione è molto complicato rialzarsi. Purtroppo, il crollo è stato quasi simultaneo”.

Il silenzio, e dietro pensieri che è meglio lasciar correre: “Oramai mangio da anni alla mensa del Comune”. Giovanni trascina i suoi acciacchi quotidiani nel dubbio e nella confusione perché la notte per lui è diventata troppo lunga, cattiva.

 

La terza età offesa, dimenticata, eppure un proverbio indiano dice che un anziano che va via è come una biblioteca che brucia. Una ricchezza intera che si sbriciola nella polvere perché gli anziani siamo noi fra poco, fra molto, poco importa ed una società che non riconosce questo valore non può neppure credere nei giovani.

“La casa è una vecchia abitudine, adesso dormo dove capita in una tenda, di solito vicino a piazza San Babila”.

 

Dal 2001, nel quartiere Stadera di Milano, è nato il centro Melograno Rosso della Croce Rossa Italiana dove le persone anziane sole, spesso dimenticate, possono trovare occasioni di socializzazione e di svago.

“Della mia famiglia ricordo la gentilezza e la discrezione dei miei genitori. Lavoravano molto tutti e due ma il rapporto con la erre maiuscola della mia infanzia è stato con mio nonno materno”.

 

Negli occhi di Giovanni nascono luci ed immagini. Viviamo di nostalgie e la solitudine oggi è una brutta bestia da domare: “Non credere che mio nonno mi abbia raccontato favole, storie, semplicemente mi capiva…”. Giovanni è piccolo di statura e ha un aspetto curato, adesso abbassa lo sguardo togliendosi qualcosa dai pantaloni. Forse la sua è solo timidezza, perché è cosi difficile parlare della propria vita.

 

Gli occhi sono allungati e miopi dietro le lenti spesse, ha i capelli lisci e pochi denti rimasti in bocca.

“Ho studiato al Liceo Scientifico e poi mi sono iscritto alla Facoltà di Fisica ma non ho finito l’università perché mi sono messo a lavorare come programmatore in una società informatica”.

Aggiunge: “Sorrido a chi mi dice "non capisco la matematica" perché non è possibile non capirla. La matematica è come l’italiano, è un linguaggio e deve essere solo spiegato bene nelle scuole! Cosa che oggi purtroppo non si fa!”. Perle di saggezza di un anziano che potrebbe avere ancora la pazienza e la voglia di insegnare ai giovani. A volte quanto talento viene sprecato.

 

Giovanni continua il racconto della sua vita: “E poi un giorno mi sono anche sposato, siamo stati insieme tanti anni ma alla fine non ha più funzionato”. Lo sguardo si incanta, non c’è ombra di amarezza negli occhi, forse perplessità: “Ho preferito lasciare quel poco che avevo e la casa a mia moglie”. La gentilezza d’animo si eredita, corre nel sangue come il colore degli occhi e dei capelli.

“Adesso basta Giovanni! È ora di andare a dormire sotto un tetto sicuro!”, dice sorridendo un giovane volontario.

Sono necessarie la voglia e la forza per capire questo mondo.

 

“Comandante, oggi tu vieni con noi!”. I due ragazzi che lo abbracciano sono gli stessi che lo seguono nel mese di agosto quando l’aria è così calda che quasi brucia nei polmoni e non si può respirare.

E Giovanni sorride, forse è un sogno, e una vita senza sogni è come un giardino senza fiori. Adesso si allontana con loro, cammina lentamente, scherza, con il suo giubbotto di camoscio e lo zainetto nero dietro le spalle.

Oggi a Milano è una bella giornata di sole, vengono in mente le parole famose di uno dei primi soci di Croce Rossa Italiana, Alessandro Manzoni: “Quel cielo di Lombardia così bello quando è bello, così splendido, così in pace”.