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Coming out: un percorso, non un momento. Intervista con lo psicoterapeuta

Il coming out viene spesso raccontato come un momento preciso: una conversazione, una dichiarazione, il coraggio di pronunciare per la prima volta quelle parole davanti a una persona importante. Ma dietro quel momento può esserci un percorso molto più lungo e complesso, fatto di consapevolezza, domande, paure e scelte personali. 

In occasione della Giornata del Coming Out, abbiamo incontrato Federico Lupo Trevisan, psicologo/psicoterapeuta del servizio psicologico della Croce Rossa di Milano, per approfondire il significato psicologico del coming out, le difficoltà che possono accompagnarlo e il ruolo del supporto psicologico in tale processo.

Le dimensioni del coming out

«Spesso immaginiamo il coming out unicamente come il giorno in cui una persona dice a qualcuno “sono gay”, “sono lesbica”, “sono bisessuale”. In realtà, dal punto di vista psicologico, è più corretto pensarlo come un percorso, un processo fatto di tappe, di momenti diversi», spiega Federico Lupo Trevisan. Prima ancora di raccontarsi agli altri, infatti, può esserci un processo interiore attraverso il quale una persona riconosce e comprende i propri sentimenti e costruisce progressivamente la propria identità. Solo successivamente, eventualmente, arriva la scelta di condividere questa parte di sé con altre persone.

È quindi possibile parlare di una dimensione “interna” e di una dimensione “esterna” del coming out, purché tale distinzione non venga interpretata come una sequenza obbligatoria. Ogni percorso può essere diverso: la condivisione può iniziare con un amico,arrivare successivamente alla famiglia oppure riguardare, in momenti differenti, anche l'ambiente di lavoro. Non esiste, insomma, un calendario prestabilito.

Esiste un'età giusta?

«No. Non esiste un'età giusta in assoluto», sottolinea lo psicologo. Le tappe attraverso cui una persona arriva a comprendere e condividere la propria identità sessuale e affettiva possono infatti verificarsi in momenti molto diversi della vita.

Per qualcuno questo processo può iniziare durante l'adolescenza, per altri può arrivare più avanti, a venti, quaranta o sessant'anni. A incidere possono essere anche il contesto familiare e sociale, le relazioni e l'ambiente nel quale si vive.

La variabilità dei percorsi individuali è quindi un elemento importante da tenere presente. Non esiste una traiettoria universale e il fatto che una persona arrivi a riconoscere o raccontare la propria identità prima o dopo rispetto ad altre non rende il suo percorso più o meno autentico.

Fare coming out fa sempre bene?

È forse questa una delle domande più delicate. Perché, se da una parte poter vivere la propria identità senza doverla nascondere può essere importante per il benessere psicologico, dall'altra il coming out non può essere considerato un passaggio obbligatorio né una prescrizione valida per tutti.

«Il coming out deve tenere conto anche del contesto e della sicurezza della persona. Non è un obbligo e non dovrebbe diventare un'altra pressione», spiega Trevisan.

La questione, quindi, non riguarda soltanto il quando. Riguarda anche il con chi, il come e le condizioni nelle quali quella condivisione può avvenire.

«La domanda non è soltanto “quando devo dirlo?”, ma anche “con chi mi sento abbastanza al sicuro da poterlo condividere?”».

Le possibili reazioni delle persone che ricevono questa confidenza possono infatti essere molto diverse e avere conseguenze differenti per chi decide di fare coming out. Per questo è importante che la scelta rimanga personale e che tenga conto delle proprie risorse, del contesto e del livello di sicurezza percepito.

Il ruolo dello psicologo: accompagnare, non decidere

In questo percorso può avere un ruolo anche il supporto psicologico. Non per stabilire quale sia la scelta corretta, ma per aiutare la persona a comprendere meglio ciò che sta vivendo.

«Lo psicologo non decide se una persona debba fare coming out oppure no - chiarisce Trevisan - ma può invece accompagnarla nell'esplorazione dei propri vissuti, aiutandola a riconoscere le proprie risorse, affrontare eventuali paure o conflitti e individuare modalità che permettano di vivere la propria identità in maniera più autentica e, soprattutto, sicura»,

È anche uno degli aspetti che possono essere affrontati all'interno del centro psicologico della Croce Rossa di Milano, uno spazio nel quale trovare ascolto e supporto professionale.

Non c'è un esame da superare

Al termine della nostra conversazione chiediamo a Federico di lasciare una sola frase sul coming out. La sua risposta restituisce il senso di tutto il percorso:

«Il coming out non è un esame da superare. Non c'è un'età giusta e non c'è un modo giusto per tutti. Ognuno dovrebbe poter scegliere se, quando, come e con chi raccontare una parte così importante di sé».

Ed è forse proprio questo il punto da cui partire nella Giornata del Coming Out: non dall'idea che esista un momento in cui si deve dire qualcosa, ma dalla possibilità per ogni persona di poter scegliere se, quando e con chi condividere una parte importante della propria identità, trovando, quando ne sente il bisogno, uno spazio di ascolto nel quale poterlo fare senza giudizio.

Uno spazio di ascolto e supporto alla Croce Rossa di Milano

Presso la Croce Rossa di Milano, in via Pucci 7, lo spazio di psicoterapia e consultazione psicologica offre un ambiente accogliente e rispettoso delle diverse identità di genere e degli orientamenti affettivo-sessuali, basato su un approccio affermativo, che riconosce e valorizza le differenze.

Il servizio è rivolto alle persone LGBTQIA+ che desiderano intraprendere percorsi di esplorazione della propria identità, affrontare difficoltà legate al coming out, esperienze di discriminazione o conflitti relazionali, lavorare sull'autostima o ricevere accompagnamento nei percorsi di affermazione di genere e nelle fasi di transizione.Lo spazio è aperto anche a genitori e familiari che desiderano comprendere e sostenere i propri figli, favorendo un dialogo aperto e rispettoso all'interno della famiglia.Per informazioni e appuntamenti è possibile contattare il numero 02 3883 211 o scrivere a psicologia@crimilano.it.
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