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Croce Rossa Milano News Magazine nasce per informare i soci del Comitato CRI di Milano. Con cadenza semestrale, vuole informare tutti i soci per aggiornali sulla vita della nostra Associazione. Oltre a condividere notizie sulle iniziative svolte e sugli eventi in programma, la redazione intende anche contribuire alla riflessione sulle tematiche rilevanti per il nostro impegno umanitario con articoli di approfondimento e interviste.

Anno V | n.1 Aprile 2021

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L'editoriale

Non esiste distanza che ci possa allontanare

Secondo molti osservatori, abbiamo affrontato e  stiamo affrontando, al-meno in Europa, la peggiore crisi dalla Seconda Guerra mondiale.  L’impatto sanitario, economico e sociale che l’epidemia da Sars-CoV-2 ha causato è stato devastante e ha colpito ognuno di noi.

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Le nostre vite, i nostri affetti, il nostro lavoro. Eppure, anche durante le crisi peggiori si sviluppano alcuni effetti positivi. Nel bene e nel male, si impara. Si comprende più profondamente il senso del nostro con-vivere. Si rafforzano le convinzioni e i valori fondamentali del nostro agire.

Tra i Principi Fondamentali della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, il primo è quello di Umanità che ci guida nel “prevenire e lenire in ogni circostanza le sofferenze degli uomini, far rispettare la persona umana e proteggerne la vita e la salute; favorire la comprensione reciproca, l’amicizia la cooperazione e la pace duratura fra tutti i popoli”. Mai come in questi mesi terribili mi è capitato di ripensare al senso profondo di queste parole.

Se, nonostante tutte le difficoltà, siamo stati capaci di reagire di fronte a un’emergenza globale e inaspettata, lo dobbiamo anche alla forza che ci hanno dato i cittadini. La loro umanità, i loro sorrisi dietro le mascherine, i piccoli gesti di ringraziamento. Come quel bambino che, nei primi giorni del lockdown totale, si è affacciato al balcone per urlare il suo “GRAZIE!” a due nostri soccorritori in strada. E con quel gesto spontaneo e semplice ci ha donato molto di più della sua gratitudine: ci ha dimostrato che non esiste distanza che ci possa allontanare.

 

Luigi Maraghini Garrone

Anno IV | n.2 Dicembre 2020

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L'editoriale

Vicini o distanti: attraverso il dono si costruisce la comunità

Non solo soldi, il dono è relazione”. È quasi la metà di novembre quando l’inserto Buone Notizie de il Corriere della Sera pubblica un bell’articolo che introduce un tema molto importante per qualsiasi persona impegnata nel cosiddetto Terzo Settore: prendersi cura dei vulnerabili. 

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Questo è ciò che fanno ogni giorno i volontari della Croce Rossa di Milano, e lo sanno bene le migliaia di donatori e le aziende che in questi mesi hanno mostrato vicinanza all’organizzazione.
Mai come in questo 2020 di profonde trasformazioni e di minacce - che si credevano superate e che si stanno purtroppo riproponendo - si è avuta la percezione di quanto l’azione del donare sia profondamente radicata nel sentimento comunitario.

E proprio questo senti-mento collettivo ha permesso alla Croce Rossa di rendere ancora più motivata e coesa la propria comunità – i volontari, gli operatori, i donatori, i beneficiari – una comunità che collabora, crea sinergie, raccoglie e ridistribuisce risorse indispensabili per le persone più fragili, e che si mantiene unita attorno all’ideale umanitario. Il senso più profondo del dono passa, appunto, dalla relazione. E prendersi cura del bene comune, oggi più che mai, vuol dire prendersi cura delle relazioni, con lungimiranza e senza individualismi né contrapposizioni. Perché insieme si è migliori. E solo insieme si può affrontare e vincere la sfida terribile che stiamo vivendo.

Anno IV | n.1 Giugno 2020

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L'editoriale

Dall'emergenza al senso di comunità

L’emergenza, giunta così al l’improvviso e che lentamente stiamo superando, ha lasciato una traccia, più o meno profonda, in tutti noi. E ci ha spinto ancora di più a considerarci parte di una comunità. In altre parole, ha fatto emergere un senso di appartenenza, alimentato da quel la sorta di reclusione alla quale ci siamo sottoposti.

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Molti milanesi lo hanno potuto sperimentare direttamente. All’ombra del Duomo, hanno vissuto una emergenza senza precedenti - alcuni lo hanno paragonato alla situazione più vicina allo stato di guerra - e su questa hanno innestato comportamenti donativi spontanei, come i tanti canestri che abbiamo visto sparsi in città, con l’indicazione scritta a mano su un cartello “Chi può, metta! Chi non può, prenda!”.

Da questa esperienza scaturisce una reciprocità, una mutualità. Il fenomeno del dono riassume in sé un potere: esso rappresenta una forza, spesso incontrollabile, che può determinare il perimetro di una comunità. Ma non solo.

Il dono attiva il coinvolgimento di tutti i protagonisti della relazione e su entrambi esercita i suoi effetti. In qualche modo, è un setaccio che seleziona i (potenziali) componenti di un gruppo sociale e traccia un solco tra chi ne sta fuor i e chi ne sta dentro, ricevendone riconoscimento e utilità. In sintesi, il do no si esprime grazie a due comportamenti: fiducia (che l’individuo rivolge alla comunità) e impegno (che l’individuo prende davanti al la comunità).

Anno III | n.2 Dicembre 2019

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L'editoriale

Io ho quel che ho donato

In questi giorni, tutti coloro che hanno fatto una donazione alla Croce Rossa di Milano stanno ricevendo il magazine che stai leggendo e il calendario 2020 in esso racchiuso. Un piccolo gesto che conferma e rinnova la nostra gratitudine e la vicinanza ai donatori come te. 

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Abbiamo pensato che raccontarti un poco di noi, del nostro volontariato e delle iniziative che hai contribuito a rafforzare sia il primo passo per aprire un “dialogo” e far crescere la relazione con te. Vorremmo così darti alcuni spunti di riflessione, aggiornarti sui nostri progetti attivi e metterci in ascolto per migliorare sempre di più il nostro operato.

Crediamo che questo sia il modo migliore, forse proprio perché inatteso, per restituirti un “Grazie per la tua donazione”. Ci piace pensarlo come un gesto di attenzione che porta con sé il desiderio di suggerirti nuove, più forti e più profonde motivazioni per continuare a sostenere la nostra missione, l’azione del nostro volontariato e, soprattutto, a stare vicino alle tante persone vulnerabili che ricevono assistenza ed aiuto dalla Croce Rossa di Milano.

È anche grazie a te, che con la tua donazione ci hai sostenuto e reso più forti, che tutto ciò è possibile. E ripetere ancora una volta quella donazione, ti potrà far dire nuovamente “Io ho quel che ho donato”, come recita il celebre motto dannunziano.

Carlo Di Cicco

Anno III | n.1 Settembre 2019

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Crescere Presidente

Era una sera dell’inverno 2015, quando l’allora Presidente mi chiese se, dopo due anni passati al suo fianco nella prima fase della “nuova” Croce Rossa, potessi mettermi al servizio del Comitato e accompagnarlo con cura negli anni a venire.

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Non ci dormii, quella notte. E molte altre dopo.
Non ero pronto: entrato nel 2011 in una associazione con 150 anni di storia, sapevo che le mie competenze professionali da altri ritenute utili al ruolo e la responsabilità di non lasciare senza guida il Comitato non potevano bastare, da sole. Erano condizione necessaria ma non sufficiente.

Crescere Presidente.
Un Presidente deve imparare a essere amico, allievo, poi guida ed esempio. Deve saper bilanciare responsabilità e rischi del legale rappresentante con esperienze, aspettative, desideri e obiettivi delle persone che dell’associazione fanno parte e che in essa credono. Per farlo, non si può essere soli: bisogna circondarsi, prima e durante il mandato, delle esperienze di chi ci è già passato, di chi l’associazione l’ha curata e costruita, di chi l’ha servita, di chi è appena arrivato; avvicinarsi loro in punta di piedi, costruire una relazione di fiducia e far comprendere, o meglio condividere, la necessità del loro supporto e aiuto per il bene comune.
Mentre firmi contratti, gestisci i rapporti con il personale e i soci, scrivi bilanci, parli con Sindaci e Prefetti, porti avanti il tuo lavoro, sei a casa con la tua famiglia, devi ascoltare le parole 
degli “anziani” di Croce Rossa, accogliere i loro suggerimenti e contemporaneamente dar voce alla visione diversa dei “nuovi”; tutti mossi da desiderio e determinazione di dare e fare, perché questo è quello che “vogliono”. Il tutto, sotto il peso del mandato associativo e l'ausiliarietà che lo vincola, grande fatica o fonte di incomprensione o giudizio. Per provare a diventare un buon Presidente, devi prima diventare un bravo allievo. Al senso del dovere, alle competenze, deve affiancarsi l’umiltà di accogliere i consigli altrui, di ammettere i propri errori, di fare passi indietro, di aprirsi all’ascolto e al dialogo.

Non ero pronto, a tutto questo.
O, semplicemente, nessuno me lo aveva detto.
In questi anni, con il tempo, ho iniziato a capire cosa volesse dire crescere Presidente: alle notti insonni per la responsabilità della scelta si sono sostituite le notti insonni per il duro lavoro che si affianca al proprio e alla famiglia; alle necessarie competenze professionali – sole a proteggere dai rischi della carica – si è affiancata consolidandosi la voglia di ascoltare per essere ascoltato, di essere guidato per diventare guida, di essere allievo per diventare esempio.
Si diventa Presidente l’ultimo giorno del mandato. Forse.
E mentre si cresce Presidente, si cresce anche come persone. Di questo, sarò sempre grato alla Croce Rossa e a chi, ben prima di me, l’ha costruita con passione e spirito di servizio e chi oggi, ben oltre me, la sta costruendo.

Luigi Maraghini Garrone

 

 

Anno II | n.2 Dicembre 2018

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Dobbiamo essere efficaci, siamo "Fuori Campo"

La sete di giustizia è l’eterna sete umana di felicità. È la felicità che l’uomo non può trovare come individuo isolato e ricerca quindi nella società. La giustizia è la felicità sociale”. Le parole di Hans Kelsen, filosofo e giurista, aiutano a riflettere: dove non c’è giustizia, dove manca il diritto, non c’è felicità e torna l’individualismo. 

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Sono i diritti a renderci parte di una comunità. Per riflettere sul peso, il valore, l’imprescindibilità ma anche gli obblighi e le contraddizioni che i diritti assumono nelle nostre comunità, abbiamo dedicato ad essi l’ultimo incontro del ciclo “Fuori Campo”: un percorso culturale che rappresenta, sul terreno del dialogo e della parola, il nostro impegno quotidiano nell’azione. Da “Confini” (8 ottobre) a “Città” (5 novembre), sino all’epilogo con “Diritti” (10 dicembre, nella Giornata Mondiale dei Diritti Umani), è stato un viaggio abilmente condotto dal giornalista e autore Giampaolo Musumeci attraverso i grandi temi dell’attualità internazionale, raccontati dalla voce dei protagonisti con l’obiettivo di offrire nuove chiavi di lettura dei fatti e stimoli culturali e sociali, di generare dialogo, energia partecipativa, voglia di profondità. Cose di cui quanto mai oggi sentiamo un bisogno urgente. Il successo del percorso, una sala sempre colma di persone attente, ci spingono a voler continuare con ancora maggiore convinzione ed entusiasmo. L’appuntamento è, dunque, nel 2019, con la sperimentazione di nuovi linguaggi e format per unire un pubblico di età, interessi e background diversi, come crediamo sia giusto fare quando si parla di dinamiche e argomenti che influenzano la nostra società. “Fuori Campo” ci ha aiutato a capire. La cultura permette di accedere al più alto dei diritti, quello alla verità, e di pretendere giustizia. Cultura significa consapevolezza, dei cittadini e delle comunità che ogni giorno aiutiamo, senza la collaborazione dei quali non possiamo svolgere la nostra missione umanitaria. Abbiamo dunque il dovere di aumentare il nostro impatto sociale ed essere sempre più efficaci, anche attraverso il tentativo di ristabilire il corretto punto di vista sulle sfide umanitarie della nostra epoca.

Luigi Maraghini Garrone

Anno II | n.1 Luglio 2018

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"Anch'io sono la Protezione Civile"

Imparare le tecniche di primo soccorso, cimentarsi in attività di orienteering e comunicazione via radio, vivere una mattinata con i Vigili del fuoco, le unità cinofile e di soccorso in acqua. Ma anche approfondire temi quali le migrazioni e la storia della Protezione Civile e ripercorrere quella della Croce Rossa con una visita proprio lì dove è iniziata, a Solferino, teatro della sanguinosa battaglia del 1859 e dell’intraprendenza di Henry Dunant che organizzò un servizio di cura dei feriti indipendentemente dalla loro divisa. 

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Ma anche approfondire temi quali le migrazioni e la storia della Protezione Civile e ripercorrere quella della Croce Rossa con una visita proprio lì dove è iniziata, a Solferino, teatro della sanguinosa battaglia del 1859 e dell’intraprendenza di Henry Dunant che organizzò un servizio di cura dei feriti indipendentemente dalla loro divisa. Idea rivoluzionaria per l’epoca, da cui successivamente nacque la Croce Rossa. Torna quest’estate il campo scuola “Anch’io sono la Protezione Civile”, organizzato dalla Croce Rossa di Milano in collaborazione con il comitato dell’Area Sud Milanese, all’interno del progetto del Dipartimento della Protezione Civile: dal 19 al 25 agosto presso l’Abbazia di Mirasole (Opera), ragazze e ragazzi dai 14 ai 16 anni si cimenteranno in numerose attività sotto la guida del personale e dei giovani volontari della Croce Rossa, poco più grandi di loro. Non è un caso ma l’essenza del progetto: “Non si tratta solo di insegnare competenze - chiarisce Matteo Camporeale, Consigliere e Rappresentante dei Giovani CRI del Comitato di Milano - ma di trasmettere una passione, quella per il volontariato. E chi meglio di un ragazzo può comunicare ad un altro ragazzo il valore che ha dedicare parte del proprio tempo agli altri?”. Nessuna lezione frontale, molte attività di gruppo: “Si impara facendo, e facendo insieme - spiega Beatrice Piciaccia, 22 anni, volontaria CRI e responsabile del Campo -. Ai ragazzi infatti proponiamo non solo le nostre attività ma anche il nostro metodo di lavoro, basato su spirito di squadra e competenza”. E a differenza di quanto spesso si senta sugli adolescenti, a 14 anni non mancano né l’uno né la capacità di acquisire l’altra. Non a caso è questa l’età per entrare in CRI. “L’anno scorso - continua Beatrice - su 17 partecipanti ben 6 sono diventati volontari”. Non è poco, per essere un gioco da ragazzi.

Maria Vittoria Gatti

Anno I | n.1 Ottobre 2017

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Siamo tutti un'Italia che aiuta

Si apre con l’immagine della marcia di Solferino il primo numero del nostro magazine. Nel luogo dello storico evento, ogni anno, si riuniscono le società nazionali di tutto il mondo per ricordare l’idea da cui la Croce Rossa ha preso vita: portare soccorso a chiunque abbia bisogno, indipendentemente da razza, genere, orientamento politico o religioso. 

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 Un rivoluzionario superamento delle barriere che rappresenta la nostra identità. Se i principi che ci ispirano sono gli stessi, è profondamente mutata la realtà circostante. Siamo la Croce Rossa che i cittadini conoscono, ma anche lo specchio di un mondo in rapida trasformazione. Ogni giorno ci confrontiamo con la metropoli per comprenderne le criticità e siamo pronti a cambiare per fornire l’aiuto migliore. I nostri obiettivi nascono dalle necessità ed evolvere è dunque nel nostro Dna. Ecco perché nasce il magazine. Per superare le distanze, raccontare chi siamo diventati, dialogare con la cittadinanza, restituendo quanto ci ha dato in termini di fiducia, sostegno, incoraggiamento continuo. Insieme siamo parte di questa metropoli. Insieme alla cittadinanza siamo l’Italia che aiuta.

Luigi Maraghini Garrone

Fai la tua parte!

La nostra missione è portare aiuto e assistenza ovunque ce ne sia bisogno. Dai un sostegno concreto alle nostre attività e cambia la vita di una persona. 

Senza dimora

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Soccorso

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Sociale

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