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L’accoglienza è solo una fase di un lungo percorso di integrazione che ha senz’altro inizio con l’apprendimento della lingua e della cultura italiane. Riconoscendo il valore dell'attività scolastica e la sua funzione sociale, Croce Rossa Milano ha avviato nei propri CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) una scuola di italiano, attiva da settembre a giugno, dove gli insegnanti forniscono ai richiedenti asilo gli strumenti idonei per accedere alle informazioni e sviluppare le competenze. 

Proprio da questa esperienza didattica e di vita è nato “Al Centro” un manuale scritto per l’apprendimento dell’italiano dei richiedenti asilo e dei rifugiati. Un corso che le autrici hanno costruito e pensato per guidare gli studenti nella loro particolare quotidianità.

Nel contesto migratorio, infatti, il percorso di apprendimento aiuta anche ad acquisire autonomia, ad interagire dove è in gioco l’esercizio dei diritti e dei doveri e a partecipare adeguatamente alla vita del Paese ospitante. La padronanza della lingua è dunque vista sia nell'ottica dell’ascoltare che dell’essere ascoltati, per far emergere le storie personali, esprimere aspettative e ricostruire la propria identità.

Manuale al centro 2

Il manuale, edito da Loescher Editore, è nato dalla collaborazione tra Croce Rossa Milano, Fondazione Verga e CALCIF (Centro d’Ateneo per la promozione della lingua e cultura italiana dell’Università degli Studi di Milano) ed è pensato per far raggiungere il livello A1 agli ospiti dei Centri d’accoglienza straordinaria e degli SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). Formato da 10 unità con input scritti e orali e che prevedono attività ludiche e interculturali è completato da tracce audio e materiali integrativi online. 

 

Evento di presentazione 

 

Martedì 23 ottobre 2018, ore 17.00 

via Festa del Perdono 7 Milano (Sala crociera di Giurisprudenza, Università degli Studi di Milano)

Insegnare italiano ai richiedenti asilo: presentazione del manuale "Al Centro", di Alessia Benenti, Martina Mambelli, Valentina Mussi.

Specificità didattiche e priorità linguistiche: le autrici illustrano tecniche e attività tratte da “Al Centro” corso di italiano pensato per ospiti di CAS e SPRAR.

Modera la professoressa Franca Bosc

Intervengono: le autrici, Croce Rossa Milano, Fondazione Verga

 

 

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Nel percorso di accoglienza delle persone migranti l'apprendimento della lingua italiana è di primaria importanza. Frequentare i corsi di italiano per alcuni significa tornare sui banchi di scuola mentre per altri è un'esperienza totalmente nuova, non avendo potuto frequentare la scuola nei Paesi di origine. Per tutti è comunque una grande sfida, una prova che affrontano a piccoli passi ma spesso con grandi risultati.

Nelle nostre due strutture ogni giorno 13 insegnanti CRI lavorano per insegnare le basi della lingua e della cultura italiana. Con impegno e dedizione, nel corso dell'anno scolastico 2017/2018, 343 ragazzi migranti hanno frequentato i corsi quotidianamente, divisi in 16 classi con 230 studenti, nel centro di via Corelli, e 11 classi con 113 studenti nel centro di via Aquila, con un calendario che ha garantito 275 ore di formazione a persona.

I programmi educativi delle scuole sono diversificati a seconda del livello di istruzione di base e della pregressa conoscenza della lingua italiana. A tradizionali lezioni frontali si affiancano inoltre esperienze laboratoriali interne ed esterne ai centri di accoglienza, come gli incontri di scrittura autobiografica, svolti durante l’anno e parte del progetto di formazione “Teatro Utile 2018", promosso dall’Accademia dei Filodrammatici di Milano.

 MG 9299I risultati di questo intenso lavoro sono emersi in estate, quando 116 ragazzi hanno sostenuto gli esami per l’ottenimento della certificazione linguistica presso il Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti (CPIA) di Milano. Tra questi 40 hanno ottenuto la certificazione per il livelloA2, 64 quella del livello A1 e 12 il livello PRE A1.

Grande entusiasmo sia da parte degli ospiti delle strutture, che hanno visto le loro abilità linguistiche e relazionali migliorare, sia da parte degli operatori di Croce Rossa, in primis gli insegnanti, che hanno potuto usufruire anche della consulenza metodologica della Fondazione Verga, specializzata da anni nell’insegnamento dell’italiano agli stranieri.

La scuola di italiano della Croce Rossa riprende l’attività a settembre, dopo una breve pausa estiva, con il ritorno sui banchi di tutti coloro che hanno già un buon livello di italiano ma vogliono migliorarlo e di chi, invece, è ancora digiuno delle conoscenze linguistiche di base.

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Si è conclusa lunedì 11 giugno, nei locali dell’Accademia dei Filodrammatici, l’esperienza dei laboratori di scrittura autobiografica che per tre mesi ha coinvolto gli ospiti dei centri di accoglienza straordinaria (CAS) gestiti dalla Croce Rossa di Milano.

Laboratori il cui fine è stato quello di permettere ai ragazzi di ragionare sul proprio vissuto e sulle esperienze legate al proprio percorso migratorio, e di dargli forma con le parole. L’evento conclusivo ha visto la lettura di alcuni di questi brani in una serata di condivisione e reciproco scambio, e in molti si sono messi in gioco andando in scena leggendo i testi che loro avevano prodotto.

L’iniziativa è nato nell’ambito del progetto di formazione “Teatro Utile 2018”, promosso dall’Accademia dei Filodrammatici di Milano, e che come nelle precedenti edizioni ha come tema la migrazione e la multiculturalità.

I laboratori hanno preso il via nel mese di marzo e per tutto questo tempo i ragazzi dei due centri di accoglienza si sono incontrati a cadenza settimanale. Durante gli incontri sono stati trattati temi trasversali e universali sui quali sono stati prodotti testi scritti e elaborazioni grafiche, partendo dalle esperienze personali dei partecipanti. Gli elaborati sono poi stati condivisi in gruppo e alla fine dell’esperienza ne sono stati scelti alcuni per un riadattamento curato dalla regista e dagli attori di Teatro Utile.

L'evento è stato inserito nella rassegna “Insieme Senza Muri”, promossa dall’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Milano. Dopo il concerto di Piano City Milano nel CAS di via Corelli e la mostra "Sotto il cielo di Milano", questo evento è il terzo a essere inserito nelle iniziative 2018 di questa importante rassegna. 

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Il Centro di accoglienza di via Corelli, gestito dalla Croce Rossa di Milano, per la prima volta apre le porte alla cittadinanza per ospitare la musica di Piano City Milano. Domenica 20 maggio alle 11:00 l'ex Caserma Mancini ospiterà il concerto di Manuel Magrini, giovane ed eclettico talento del pianoforte che si esibirà in un repertorio di musica pop italiana e internazionale.

Un evento per unire cittadini, i richiedenti asilo ospiti del centro e volontari della Croce Rossa, creando un'occasione di incontro e di conoscenza reciproca. L'intenzione di Piano City Milano e Croce Rossa è quella di creare un laboratorio di integrazione per affrontare in maniera innovativa il tema dell'accoglienza. Gli organizzatori della manifestazione musicale intendono inoltre allargare l'offerta musicale a un pubblico sempre più vasto, con un'attenzione particolare al tema dei diritti e dell'inclusione sociale.

Secondo il presidente della Croce Rossa di Milano, Luigi Maraghini Garrone, accoglienza significa “favorire l’interazione tra la popolazione e i richiedenti asilo, attraverso per esempio l’organizzazione di percorsi di conoscenza della città e la partecipazione a iniziative di volontariato cittadino. Piano City Milano e il concerto nel nostro CAS hanno esattamente questo significato: una prima occasione di incontro e condivisione di valori ed esperienze”.

Il Centro di Accoglienza, aperto nel 2016, ospita un gran numero di richiedenti asilo a cui vengono garantiti non solo i servizi primari, come vitto e alloggio, ma anche l’assistenza medica e il supporto legale in tutto l’iter giuridico finalizzato all’ottenimento di una forma di protezione. Tenuto conto dell’esperienza traumatica e delle difficoltà di inserimento, è inoltre fondamentale la presenza di figure professionali come lo psicologo e l’assistente sociale.
Indispensabile è inoltre l’apprendimento della lingua e della cultura italiana. Nel centro è presente una scuola, frequentata ogni giorno dagli ospiti, le cui classi, gestite da insegnanti qualificati, prevedono una serie di percorsi diversificati. Una volta raggiunta una discreta autonomia linguistica, gli ospiti vengono avviati a iter formativi professionalizzanti, per favorirne l’inclusione nel tessuto sociale.

 

Come partecipare

Per partecipare al concerto è necessario prenotarsi obbligatoriamente nella pagina dedicata di Piano City Milano

 

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“Siamo fuggiti quando tutti i nostri parenti hanno iniziato a morire, uno dopo l’altro”. Comincia così il racconto di Ahmad ed Ellen, fuggiti dalla Sierra Leone insieme alle due figlie di cinque e otto anni. Per il loro Paese e per quelli limitrofi il 2014 è stato un anno tragico, colpiti da un’epidemia di ebola tra le più gravi dell’ultimo secolo che ha causato migliaia di vittime.

Ad appena ventotto anni decidono quindi di andarsene e affidarsi all’incertezza del futuro, in direzione Libia. Tra loro e Tripoli ci sono vari mesi di viaggio e quattromila chilometri da fare a piedi o con mezzi di fortuna. La scelta della destinazione non è casuale: la Libia, tuttora, rappresenta nell’immaginario di molti africani un luogo dove poter lavorare e costruirsi una vita migliore. Ma questa non è la Libia attuale. Dopo la guerra civile del 2011 la situazione è peggiorata ed è caratterizzata da instabilità politica e dall’emersione di fondamentalismi e tribalismi. Nonostante ciò, negli Stati interni dell’Africa, dove le notizie non arrivano, permane l’idea di una Libia fiorente e piena di opportunità. 

Dopo aver attraversato vari Stati arriva il tratto peggiore del viaggio: il deserto. I racconti dei sopravvissuti alla traversata descrivono un quadro drammatico e raccapricciante, fatto di dune costellate di migliaia di cadaveri di chi non ce l’ha fatta. Il Sahara da cartolina non è tale per chi è costretto ad attraversarlo a piedi e senza risorse. Ahmad, Ellen e le figlie riescono a trovare un passaggio nel cassone di un pick-up, ma ciò non rende il viaggio meno estenuante. Dopo quattro giorni a più di quaranta gradi sotto il sole cocente, senza mangiare né bere, arrivano stremati a destinazione. “Quando affronti il deserto non puoi far altro che pensare alla morte”, dice Ahmad, con la voce che si fa man mano più cupa tornando con la mente a quei momenti.

Arrivati a Tripoli la famiglia trova una sistemazione e un piccolo lavoretto per il padre, cosa niente affatto scontata. Passano due anni e la situazione nel Paese è ancora incerta e pericolosa. Ai disordini e al caos si aggiungono criminalità, trafficanti di essere umani e continui rapimenti. La consapevolezza di doversi mettere in viaggio di nuovo nasce dalla certezza di non poter garantire un futuro alle due figlie e alla terza, in arrivo. Il Mediterraneo fa paura, ma la prospettiva di restare in Libia ancora di più. Decidono allora di prendere la via del mare in direzione Lampedusa, dove giungono in primavera nella primavera del 2016.

La voce e l’espressione si fanno più distese man mano che Ahmad ed Ellen raccontano dell’arrivo in Italia e dell’accoglienza a Milano, dove vivono in uno dei centri gestiti dalla Croce Rossa, la loro nuova casa. Qui hanno avuto la possibilità di mandare a scuola le figlie, che ogni giorno rientrano contente di aver imparato una parola in più di italiano. I genitori invece frequentano la scuola di lingua presente all’interno del centro. “Siamo felici di essere qui, ora sappiamo che il peggio è passato”.

A settembre è nata la loro terza figlia, “il nostro nuovo inizio”, Maria Chiara. A chi ne chiede l’origine, la mamma risponde che è l’unione dei nomi delle due operatrici di Croce Rossa che l’hanno aiutata durante la gravidanza, seguendola anche nel percorso per imparare l’italiano. Maria Chiara, questo nome tutto italiano, è in loro onore, un segno di riconoscenza per quanto fatto per la sua famiglia.

Le parole di Ahmad ed Ellen raccontano di situazioni drammatiche e tragiche, la sofferenza per aver visto familiari e amici morire di ebola, la difficoltà e gli stenti del viaggio, i morti sulla tratta, le violenze in Libia e la traversata in mare a bordo di un barcone sovraffollato e pericoloso. Cose a cui hanno assistito anche le loro due bambine, che si portano dietro un bagaglio di esperienze che difficilmente i loro compagni di scuola italiani potranno mai comprendere.

Nonostante tutto, il sorriso non manca mai sui loro volti, e ogni giorno portano l’allegria nel centro di accoglienza, di cui ormai sono diventate le mascotte. A Milano Ahmad ed Ellen hanno finalmente ritrovato la serenità, e ora riescono a vedere quel futuro per le loro figlie che tanto a lungo hanno cercato.

Daniele Aloisi

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